martedì 5 marzo 2013

LA' DEPOSERO GESU' Gv 19,38-42

1 commento:

  1. FAUSTI - E' nominato solo qui, in Giovanni, Giuseppe di Arimatea
    “Chiese a Pilato “ Il dono va chiesto : non può accoglierlo chi non lo desidera.
    Giuseppe desidera il Corpo di Gesù, dono definitivo di Dio all'uomo. 
    La richiesta fu già avanzata dai nemici, perché i corpi non profanassero quel grande giorno di festa. Qui invece il Corpo viene chiesto perché profumi di vita anche la morte.
     Anche qui, come al solito, nel Vangelo di Giovanni ogni Parola è una finestra aperta su tutto il Vangelo. Ora che siamo nel finale,è possibile rilevarlo : nel Corpo di Gesù, carne del Verbo è contenuta tutta la narrazione di Dio.
    I nemici l'hanno messo in croce, abbeverato di aceto e trafitto ; in risposta dona loro vesti e Spirito,
    Sangue e Acqua.
    Oltre la madre, cosa offrirà agli amici che Lo levano, accolgono e depongono avvolto di lini e profumi?
    Ciò che avviene al Corpo dell'Agnello tra la Sua morte e la Sua Resurrezione è preparazione al cammino pasquale, all'esodo definitivo , il Signore della vita e dell'amore entra negli inferi e affronta le tenebre della morte, stipendio del peccato. – Nicodemo è fariseo e capo dei giudei. Andò da Gesù nel buio della notte per venire alla luce e vedere il Regno di Dio . Ora ha tra le braccia il Corpo del Re.
    Ora vede da vicino Colui che ha difeso.
    Contemplando il Trafitto , entra nella ferita da cui può rinascere nuovo, generato dall'alto, da Acqua e Spirito.
    “Portando una mistura di mirra e aloe, circa cento libbre”.
    Con Maria è il primo “cristiano” , unto dallo stesso profumo con cui unge il Suo Signore. Dio è Amore, profumo effuso è il Suo Nome . 
    Ormai il nostro risveglio a Lui è anche il Suo in noi.
    Chi guarda il Trafitto è attirato da Lui : preso da Lui, Lo prende con sé.
    Giuseppe, discepolo nascosto e pauroso, osa andare da Pilato per levarlo dalla croce.
    Nicodemo, simpatizzante notturno, accorre carico di aromi. 
    Sono i primi due, presi da questo Corpo, che Lo prendono.
    Così preparano la Pasqua, Sua e loro.
    La preparazione della Pasqua ha due fasi :
    la prima è la “consegna “ del Corpo, già compiuta da Gesù, la seconda è la Sua “accoglienza “ da compiersi in noi.
    Come la Croce del Figlio dell'uomo è la Sua esaltazione, anche il Suo essere messo sotto terra profuma di misteriosa vittoria.
    L'”ora” del Figlio dell'uomo è sotto il segno della Gloria, che, “da quell'ora “passa a ogni fratello.
    Invece della Sindone, ci sono dei “lini”. Suo sepolcro è il nostro cuore, (sarco-fago= mangia carne) che mastica la Sua carne e beve il Suo Sangue per rifiorire della Sua Vita.
    La nostra storia è ormai tutta un Sabato santo in cui il Signore, deposto in noi, illumina i nostri abissi e ci fa venire alla luce del Suo Amore.
    Il racconto della Passione puntava a farci volgere lo sguardo verso il Trafitto . 
    Chiunque, contemplando il Suo Amore, si sente trafiggere il cuore (At 2,37).
    Chi Lo guarda, diventa come Giuseppe e Nicodemo : prende quel Corpo da cui scaturisce la Vita e lo Spirito. E'' il loro stesso cuore questo sepolcro. .
    La sepoltura di Gesù fa passare gli abissi del nostro cuore dalla schiavitù della morte alla libertà dell'amore . “ poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch'Egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita “ (Eb 2,14). - L'ora del compimento è venuta. La carne del Verbo, riposando nel grembo della terra, la lievita della Sua vita e dà inizio al mondo nuovo. 
    L'eredità del Figlio attende di essere accolta da tutti i fratelli,come dal discepolo amato.
    Il dono di Dio è già perfetto.
    Ma per noi è ancora nascosto, come il seme sotto terra.
    Questa terra è ormai ciascuno di noi, che prende e mangia il Suo Corpo dato per noi.
    Il tempo che ci è dato di vivere , è ormai “preparazione” della Pasqua , nostra e di tutto il creato.
    La creazione intera geme nelle doglie del parto , in attesa della rivelazione dei figli di Dio.

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