lunedì 14 gennaio 2013

CON ME GV 17, 24-26


2 commenti:

  1. FAUSTI - Prima Gesù chiedeva, ora vuole ciò che chiede : vuole che si compia la volontà del Padre, “come in cielo, così in terra”. Suo cibo di Figlio è fare la Sua volontà ( 4, 34).
    Egli dà la vita a chi vuole, e la Sua volontà è la stessa del Padre che l'ha inviato a salvare il mondo (3,16). Questa volontà del Padre e del Figlio è il loro amore reciproco, lo Spirito che il Figlio comunica ai fratelli. Esso vivifica ormai la nostra storia di maledizione e di peccato, portandola efficacemente alla riconciliazione : ci fa passare dalla divisione alla comunione d'amore.
    Il “dove” di Gesù è il Padre, in Lui dimora, da Lui viene, a Lui va, in Lui e di Lui vive.
    Come Dio chiese al primo uomo : “dove sei?”, così i primi discepoli han chiesto a Gesù : 
    “Dove dimori?” (1,38).
    Il racconto del Vangelo ci ha mostrato “dove” Gesù sta di casa : nell'amore del Padre, che dischiude ai fratelli. Qui anche noi troviamo la nostra casa come figli del Padre e fratelli tra di noi.
    E' la patria da dove Adamo è fuggito, abbandonando il suo luogo naturale.
    Lontano da esso, l'uomo è lontano da sé, fuori dal suo posto, è uno spostato, estraneo a sé e a tutto.
    Accanto a Lui, come i suoi compagni sul Golgota, partecipiamo al suo trionfo.
    Il nostro essere presso il Padre avviene nella nostra comunione con il Figlio. In compagnia Sua, anche noi troviamo il nostro luogo di origine: finisce l'esilio e regniamo con Lui.
    Entriamo nella famiglia di Dio, però non più da schiavi, ma da liberi, figli nel Figlio.
    Questa è la vita eterna, che già ora otteniamo, nella nostra condizione terrestre, come Gesù nella Sua carne, viviamo la vita celeste.
    Non solo siamo chiamati figli di Dio, ma lo siamo realmente , anche se in modo ancora velato
    (1Gv 3,1). Questa visione presente non esclude quella futura, che ne sarà il disvelamento pieno.
    La stessa morte è ormai “insussistente” come morte : diventa il travaglio del parto.
    Infatti la conoscenza del Padre vince il peccato , pungiglione della morte, che ci avvelena l'esistenza (1 Cor 15, 56).La nostra vita non è più per la morte, ma è un passaggio da questo mondo al Padre, un venire alla luce nella nostra condizione di figli.Posti accanto a Gesù siamo Suoi compagni : morti e risorti con Lui, camminiamo in una vita nuova (Rom 6,4 – Col 2,12).
    Siamo addirittura seduti alla destra di Dio (Ef 2,6) , la nostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio. (Col 3,3).
    Già su questa terra ci è dato di contemplare la gloria dell'amore, ma come in uno specchio (1 Cor 13,12). Quando però si manifesterà Cristo, nostra vita, anche noi saremo manifestati con Lui nella gloria (Col 3,4)e lo vedremo faccia a faccia così come Egli è.
    Allora la nostra trasformazione, già in atto, sarà compiuta.
    Il Padre ha dato a Gesù la Gloria del Figlio, come gli ha dato la corona dei fratelli : la gloria “che hai dato a me” si rivela in coloro “ che hai dato a me” e sono “accanto a me” , ”dove sono Io”. Conoscere l'Amore del Padre è ritrovare la propria identità di figli, avere la vita autentica.
    Gesù ci rivela che è donata anche a ciascuno di noi. Infatti ha appena detto di noi al Padre : “Li amasti come amasti me (23b)”.
    Chi non conosce il Padre non si può sentire figlio : è privo di ciò che lo costituisce tale.
    “Prima” della fondazione del mondo significa prima del tempo :
    da sempre il Padre ama il Figlio e anche noi.
    Il Suo Amore che è prima , è anche durante e oltre ogni tempo (Sl 117) :
    è il fondamento stesso della creazione , suo principio e suo fine.
    Prima il Padre era chiamato Santo , perchè ci custodisce nella santità , nell'Amore che ci fa essere “uno” con Lui e tra di noi. 
    Ora è chiamato Giusto, perchè ci giustifica, facendoci giusti come Lui è giusto.
    La giustizia richiama il giudizio. Il Padre giusto esercita la Sua giustizia amando incondizionatamente i Suoi figli.
    Questa giustizia si rivela nel “giudizio” del Figlio uguale al Padre . 
    La croce , dove, dando la vita per i fratelli che Lo uccidono, rivela la Gloria dell'Amore.

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  2. --> “Chi ha visto me ha visto il Padre” (14,9).
    Il Figlio, facendoci conoscere Dio con il Suo Nome di Padre, ci dà la vita eterna, la nostra verità di figli.
    Gesù ha glorificato il Padre con ciò che ha detto e fatto.
    Tra poco lo glorificherà all'estremo con ciò che gli faranno sulla croce.
    Lì il Padre sarà pienamente conosciuto nell'Amore perfetto del Figlio, che ci consegnerà il Suo Spirito.
    Il senso della storia è la rivelazione inarrestabile dell'amore che si è reso visibile nella carne del Figlio crocifisso.
    Coloro che per primi hanno in Lui riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi (1 Gv 4,16), lo testimonieranno a tutti, perchè partecipino della loro gioia.
    Conoscere il Padre è la Vita per ogni figlio.
    LETTURA DEL GIORNO 6 GIUGNO

    At 22,30; 23,6-11

    In quei giorni, [il comandante della corte,] volendo conoscere la realtà dei fatti, cioè il motivo per cui Paolo veniva accusato dai Giudei, gli fece togliere le catene e ordinò che si riunissero i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio; fece condurre giù Paolo e lo fece comparire davanti a loro.
    Paolo, sapendo che una parte era di sadducèi e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti».
    Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducèi e l'assemblea si divise. I sadducèi infatti affermano che non c'è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo a di male in quest'uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato».
    La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo nella fortezza.
    La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».

    VANGELO DEL GIORNO

    Gv 17,20-26

    In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
    «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
    E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
    Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.
    Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

    PAROLE DEL SANTO PADRE
    Paolo dà fastidio: è un uomo che con la sua predica, con il suo lavoro, con il suo atteggiamento dà fastidio, perché proprio annunzia Gesù Cristo e l’annunzio di Gesù Cristo alle nostre comodità, tante volte alle nostre strutture comode - anche cristiane, no? - dà fastidio. Il Signore sempre vuole che noi andiamo più avanti, più avanti, più avanti… Che noi non ci rifugiamo in una vita tranquilla o nelle strutture caduche. Aveva proprio il fervore apostolico. Non era un uomo di compromesso. No! La verità: avanti! L’annunzio di Gesù Cristo: avanti!”
    Dunque chiediamo allo Spirito Santo questa grazia dello zelo apostolico, cristiani con zelo apostolico. E se diamo fastidio, benedetto sia il Signore. Avanti, come dice il Signore a Paolo: "Coraggio"! (Santa Marta, 16 maggio 2013)

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