FAUSTI - “Per loro chiedo” La domanda di Gesù esprime un desiderio.E' sicuro che sarà esaudito, perché è il medesimo del Padre. E' espresso ad alta voce , davanti ai suoi discepoli, perché anch'essi lo conoscano e desiderino. Gesù non chiede per il mondo. “Il mondo” qui è inteso come quella struttura di menzogna che domina i nostri rapporti. Quando invece il mondo è inteso come l'insieme degli uomini schiavi di questo sistema, allora dice : “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, per salvarlo” . Gesù Intercede per gli uomini che il Padre gli ha dato come fratelli. Il Figlio riconosce che quanto ha ed è viene dal Padre , come il Padre a Sua volta gli dà quanto Lui stesso ha ed è. Gesù è glorificato nei discepoli , perché l'hanno riconosciuto come Figlio, ricevendo la Sua stessa relazione con il Padre. In concreto è glorificato attraverso il loro amore di fratelli che custodiscono la Parola del Padre, appresa dalle Sue Parole di Figlio. Gesù sta compiendo la Pasqua, il Suo passaggio da questo mondo al Padre. Finisce la Sua vita sulla terra, nella quale ha manifestato agli uomini il Nome. E' bene per noi che se ne vada , perchè ci manderà il Consolatore,va a prepararci un posto, perché anche noi siamo dove è Lui (14,2). Pur non essendo” dal” mondo, i discepoli restano nel mondo, per continuare la Sua missione. L'essere “nel” mondo , sia per il Figlio che per ogni Suo fratello, è la condizione in cui si gioca il ritorno al Padre. “Qui e ora” siam chiamati a vivere da figli del Padre. “Custodiscili nel Tuo Nome” Il nome è la presenza, la persona. Attraverso il Figlio che ce lo ha manifestato, il Padre ci custodisce in sé, in comunione con Lui, come nostro Padre, In Lui custodiamo la nostra verità di figli. “Siano uno” . L'essere uno è il desiderio fondamentale dell'uomo, è la realizzazione dell'amore, fonte di gioia e di vita. Se il male divide e uccide, l'amore unisce e fa vivere. La vera santità che il Padre vuole dai suoi figli è l'unità nell'amore . Una fraternità dove ogni diversità è accolta e ogni miseria oggetto di misericordia. La santità , la perfezione di Dio, ciò per cui Dio è Dio, e solo Lui, è la misericordia. Questo attributo rivela la sua essenza come onnipotenza di un amore assoluto che crea e ricrea ogni creatura a sua immagine e somiglianza. L'unione che c'è tra i fratelli è la stessa che c'è tra Padre e Figlio , la cui vita è l'amore reciproco. La divisione tra i cristiani è il grande male che si oppone alla glorificazione del Padre e del Figlio sulla terra : divide la tunica “inconsutile” e dilania il Corpo del Figlio. La via all'unione tra le varie Chiese è leggere e rileggere queste Parole di Gesù fino a quando non scompare dal nostro cuore la cecità e l'animosità che viene dal divisore. Allora saremo uniti anche a Israele ; e la Gloria si rivelerà a tutti. Mentre sta andandosene , ricorda ai discepoli che Lui ha fatto ciò che richiede al Padre : li ha custoditi e conservati nel Suo Nome. Infatti il Pastore bello dà la vita in favore delle pecore . Esse non andranno perdute : nessuno può strapparle dalla sua mano, che è la stessa del Padre.
Il figlio della perdizione è il figlio perduto. Di solito è riferito a Giuda. Ma bisogna tener presente che tutta la Bibbia, dalla Genesi all'Apocalisse, è una parabola della ricerca del figlio perduto e ritrovato, morto e tornato in vita (Lc 15,24-32). Con lui si è identificato il Figlio stesso, che si è fatto per noi maledizione e peccato : Egli è l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo, il primo che si è fatto ultimo (Mc9,35) , il minimo dei fratelli (Mt 25,40), per essere con tutti e in tutti. La perdizione, non va dimenticato, è l'orizzonte stesso della salvezza : si può salvare solo ciò che è perduto.” Le sue Parole, che ci fanno “Uno” nell'amore, hanno come fine la nostra gioia (15,11). E'la stessa del Figlio, amato dal Padre. Gesù vuole che essa sia in noi in misura sempre maggiore, fino a essere completa. Tutta l'azione di Dio porta la gioia dell'uomo. La gioia è la firma d'autore, il sigillo di Dio su ogni opera Sua.
In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa. Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».
Vangelo del Giorno Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 17,1-11a
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
Le Parole dei Papi La preghiera che Gesù fa per se stesso è la richiesta della propria glorificazione, del proprio «innalzamento» nella sua «Ora». In realtà è più di una domanda e della dichiarazione di piena disponibilità ad entrare, liberamente e generosamente, nel disegno di Dio Padre che si compie nell’essere consegnato e nella morte e risurrezione. (…) Non a caso, Egli inizia la preghiera sacerdotale dicendo: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te» (Gv 17,1). La glorificazione che Gesù chiede per se stesso, quale Sommo Sacerdote, è l'ingresso nella piena obbedienza al Padre, un'obbedienza che lo conduce alla sua più piena condizione filiale: «E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5). Sono questa disponibilità e questa richiesta il primo atto del sacerdozio nuovo di Gesù che è un donarsi totalmente sulla croce, e proprio sulla croce - il supremo atto di amore – Egli è glorificato, perché l'amore è la gloria vera, la gloria divina. (Benedetto XVI - Udienza Generale, mercoledì, 25 gennaio 2012)
Mentre guidava la Chiesa era con l’atteggiamento di non fare compromessi; adesso lo Spirito gli chiede di mettersi in cammino, senza sapere cosa accadrà. So soltanto - lo Spirito gli aveva fatto sapere quello - che lo Spirito santo di città in città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni’. Quello lo sapeva. Non vado in pensione. Sempre il cuore aperto alla voce di Dio. Con questo esempio tanto bello preghiamo per i pastori, per i parroci, per i vescovi, per il Papa, perché la loro vita sia una vita senza compromessi, una vita in cammino, e una vita dove loro non si credano che sono al centro della storia. ( FRANCESCO Santa Marta, 30 maggio 2017)
In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi. E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l'eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati. Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: "Si è più beati nel dare che nel ricevere!"». Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 67 (68)
R. Regni della terra, cantate a Dio. Oppure: R. Sia benedetto Dio che dà forza e vigore al suo popolo. Oppure: R. Alleluia, alleluia, alleluia.
Mostra, o Dio, la tua forza, conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! Per il tuo tempio, in Gerusalemme, i re ti porteranno doni. R.
Regni della terra, cantate a Dio, cantate inni al Signore, a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni. Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente! Riconoscete a Dio la sua potenza. R.
La sua maestà sopra Israele, la sua potenza sopra le nubi. Terribile tu sei, o Dio, nel tuo santuario. È lui, il Dio d'Israele, che dà forza e vigore al suo popolo. Sia benedetto Dio! R.
Vangelo del Giorno Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 17,11b-19
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità».
Le Parole dei Papi Le divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo, e noi divisi provochiamo una ferita a Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è capo. Sappiamo bene quanto stesse a cuore a Gesù che i suoi discepoli rimanessero uniti nel suo amore. Basta pensare alle sue parole riportate nel capitolo diciassettesimo del Vangelo di Giovanni, la preghiera rivolta al Padre nell’imminenza della passione: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Questa unità era già minacciata mentre Gesù era ancora tra i suoi: nel Vangelo, infatti, si ricorda che gli apostoli discutevano tra loro su chi fosse il più grande, il più importante (cfr Lc 9,46). Il Signore, però, ha insistito tanto sull’unità nel nome del Padre, facendoci intendere che il nostro annuncio e la nostra testimonianza saranno tanto più credibili quanto più noi per primi saremo capaci di vivere in comunione e di volerci bene. (Francesco - Udienza generale, 8 ottobre 2014)
FAUSTI - “Per loro chiedo” La domanda di Gesù esprime un desiderio.E' sicuro che sarà esaudito, perché è il medesimo del Padre. E' espresso ad alta voce , davanti ai suoi discepoli, perché anch'essi lo conoscano e desiderino. Gesù non chiede per il mondo.
RispondiElimina“Il mondo” qui è inteso come quella struttura di menzogna che domina i nostri rapporti. Quando invece il mondo è inteso come l'insieme degli uomini schiavi di questo sistema, allora dice : “Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, per salvarlo” .
Gesù Intercede per gli uomini che il Padre gli ha dato come fratelli. Il Figlio riconosce che quanto ha ed è viene dal Padre , come il Padre a Sua volta gli dà quanto Lui stesso ha ed è.
Gesù è glorificato nei discepoli , perché l'hanno riconosciuto come Figlio, ricevendo la Sua stessa relazione con il Padre. In concreto è glorificato attraverso il loro amore di fratelli che custodiscono la Parola del Padre, appresa dalle Sue Parole di Figlio.
Gesù sta compiendo la Pasqua, il Suo passaggio da questo mondo al Padre.
Finisce la Sua vita sulla terra, nella quale ha manifestato agli uomini il Nome. E' bene per noi che se ne vada , perchè ci manderà il Consolatore,va a prepararci un posto, perché anche noi siamo dove è Lui (14,2).
Pur non essendo” dal” mondo, i discepoli restano nel mondo, per continuare la Sua missione.
L'essere “nel” mondo , sia per il Figlio che per ogni Suo fratello, è la condizione in cui si gioca il ritorno al Padre. “Qui e ora” siam chiamati a vivere da figli del Padre.
“Custodiscili nel Tuo Nome” Il nome è la presenza, la persona. Attraverso il Figlio che ce lo ha manifestato, il Padre ci custodisce in sé, in comunione con Lui, come nostro Padre,
In Lui custodiamo la nostra verità di figli.
“Siano uno” . L'essere uno è il desiderio fondamentale dell'uomo, è la realizzazione dell'amore, fonte di gioia e di vita. Se il male divide e uccide, l'amore unisce e fa vivere.
La vera santità che il Padre vuole dai suoi figli è l'unità nell'amore . Una fraternità dove ogni diversità è accolta e ogni miseria oggetto di misericordia.
La santità , la perfezione di Dio, ciò per cui Dio è Dio, e solo Lui, è la misericordia.
Questo attributo rivela la sua essenza come onnipotenza di un amore assoluto che crea e ricrea ogni creatura a sua immagine e somiglianza.
L'unione che c'è tra i fratelli è la stessa che c'è tra Padre e Figlio , la cui vita è l'amore reciproco.
La divisione tra i cristiani è il grande male che si oppone alla glorificazione del Padre e del Figlio sulla terra : divide la tunica “inconsutile” e dilania il Corpo del Figlio.
La via all'unione tra le varie Chiese è leggere e rileggere queste Parole di Gesù fino a quando non scompare dal nostro cuore la cecità e l'animosità che viene dal divisore.
Allora saremo uniti anche a Israele ; e la Gloria si rivelerà a tutti.
Mentre sta andandosene , ricorda ai discepoli che Lui ha fatto ciò che richiede al Padre : li ha custoditi e conservati nel Suo Nome. Infatti il Pastore bello dà la vita in favore delle pecore .
Esse non andranno perdute : nessuno può strapparle dalla sua mano, che è la stessa del Padre.
Il figlio della perdizione è il figlio perduto. Di solito è riferito a Giuda. Ma bisogna tener presente che tutta la Bibbia, dalla Genesi all'Apocalisse, è una parabola della ricerca del figlio perduto e ritrovato, morto e tornato in vita (Lc 15,24-32). Con lui si è identificato il Figlio stesso, che si è fatto per noi maledizione e peccato : Egli è l'Alfa e l'Omega, il primo e l'ultimo, il primo che si è fatto ultimo (Mc9,35) , il minimo dei fratelli (Mt 25,40), per essere con tutti e in tutti.
RispondiEliminaLa perdizione, non va dimenticato, è l'orizzonte stesso della salvezza : si può salvare solo ciò che è perduto.”
Le sue Parole, che ci fanno “Uno” nell'amore, hanno come fine la nostra gioia (15,11).
E'la stessa del Figlio, amato dal Padre. Gesù vuole che essa sia in noi in misura sempre maggiore, fino a essere completa.
Tutta l'azione di Dio porta la gioia dell'uomo.
La gioia è la firma d'autore, il sigillo di Dio su ogni opera Sua.
Dagli Atti degli Apostoli
RispondiEliminaAt 20,17-27
In quei giorni, da Milèto Paolo mandò a chiamare a Èfeso gli anziani della Chiesa.
Quando essi giunsero presso di lui, disse loro: «Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.
Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio.
E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio».
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 17,1-11a
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
Le Parole dei Papi
La preghiera che Gesù fa per se stesso è la richiesta della propria glorificazione, del proprio «innalzamento» nella sua «Ora». In realtà è più di una domanda e della dichiarazione di piena disponibilità ad entrare, liberamente e generosamente, nel disegno di Dio Padre che si compie nell’essere consegnato e nella morte e risurrezione. (…) Non a caso, Egli inizia la preghiera sacerdotale dicendo: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te» (Gv 17,1). La glorificazione che Gesù chiede per se stesso, quale Sommo Sacerdote, è l'ingresso nella piena obbedienza al Padre, un'obbedienza che lo conduce alla sua più piena condizione filiale: «E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17,5). Sono questa disponibilità e questa richiesta il primo atto del sacerdozio nuovo di Gesù che è un donarsi totalmente sulla croce, e proprio sulla croce - il supremo atto di amore – Egli è glorificato, perché l'amore è la gloria vera, la gloria divina. (Benedetto XVI - Udienza Generale, mercoledì, 25 gennaio 2012)
Mentre guidava la Chiesa era con l’atteggiamento di non fare compromessi; adesso lo Spirito gli chiede di mettersi in cammino, senza sapere cosa accadrà. So soltanto - lo Spirito gli aveva fatto sapere quello - che lo Spirito santo di città in città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni’. Quello lo sapeva. Non vado in pensione. Sempre il cuore aperto alla voce di Dio. Con questo esempio tanto bello preghiamo per i pastori, per i parroci, per i vescovi, per il Papa, perché la loro vita sia una vita senza compromessi, una vita in cammino, e una vita dove loro non si credano che sono al centro della storia. ( FRANCESCO Santa Marta, 30 maggio 2017)
EliminaDagli Atti degli Apostoli
EliminaAt 20,28-38
In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: «Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio.
Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.
E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l'eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati.
Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: "Si è più beati nel dare che nel ricevere!"».
Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 67 (68)
R. Regni della terra, cantate a Dio.
Oppure:
R. Sia benedetto Dio che dà forza e vigore al suo popolo.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi!
Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
i re ti porteranno doni. R.
Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore,
a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni.
Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente!
Riconoscete a Dio la sua potenza. R.
La sua maestà sopra Israele,
la sua potenza sopra le nubi.
Terribile tu sei, o Dio, nel tuo santuario.
È lui, il Dio d'Israele, che dà forza e vigore al suo popolo.
Sia benedetto Dio! R.
Vangelo del Giorno
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 17,11b-19
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità».
Le Parole dei Papi
RispondiEliminaLe divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo, e noi divisi provochiamo una ferita a Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è capo. Sappiamo bene quanto stesse a cuore a Gesù che i suoi discepoli rimanessero uniti nel suo amore. Basta pensare alle sue parole riportate nel capitolo diciassettesimo del Vangelo di Giovanni, la preghiera rivolta al Padre nell’imminenza della passione: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» (Gv 17,11). Questa unità era già minacciata mentre Gesù era ancora tra i suoi: nel Vangelo, infatti, si ricorda che gli apostoli discutevano tra loro su chi fosse il più grande, il più importante (cfr Lc 9,46). Il Signore, però, ha insistito tanto sull’unità nel nome del Padre, facendoci intendere che il nostro annuncio e la nostra testimonianza saranno tanto più credibili quanto più noi per primi saremo capaci di vivere in comunione e di volerci bene. (Francesco - Udienza generale, 8 ottobre 2014)