mercoledì 10 aprile 2013

"MOLTI ALTRI SEGNI FECE GESU' " Gv 20, 30-31


 

2 commenti:

  1. GESUITI - Giovanni giustifica perché ha scritto un
    Vangelo: proprio perché anche voi facciate questa stessa
    esperienza, perché noi ormai l’esperienza altrui la conosciamo
    attraverso il racconto dell’altro. E quando uno scrive una cosa è per
    comunicarci le sue stesse sensazioni perché noi le viviamo. Così
    l’esperienza di fede della prima comunità che ha visto la gloria, in
    realtà non ha visto la gloria, ha visto i segni, ha visto Gesù. La
    Maddalena pensava fosse il giardiniere, ha capito dopo nella voce,
    nel nome, nell’amore, che era il suo Signore. Così loro hanno visto
    dei segni e hanno capito la gloria. Così noi, oggi, leggendo il testo; il
    testo corrisponde ormai ai segni che Gesù ha fatto, perché appunto
    ci si raccontano gli stessi segni.
    Noi attraverso questa Parola che è come la carne di Gesù, la
    sua storia concreta, anche noi entriamo in comunione con quelli che
    hanno vissuto quella storia e possiamo vivere la stessa storia, cioè
    l’incontro con l’amore del Signore che è vivo, perché? Perché
    divento vivo io incontrandolo. Questo vuol dire incontrare il Risorto.
    Perché ho il suo stesso Spirito, la sua stessa vita, il suo stesso amore.
    Ecco allora che si giustifica il Vangelo e alla fine viene detto
    perché è stato scritto.
    E così anche noi comprendiamo, verso la fine, perché
    l’abbiamo letto.
    Poi ci sarà il capitolo 21 che lo ribadisce in altra forma. Ma qui
    l’autore finisce il libro e il capitolo successivo è un epilogo aggiunto
    dal redattore, che è pure importantissimo, perché il redattore è un
    po’ come noi, ha accolto la testimonianza del libro e lui non l’ha
    visto il Signore.
    Di certo, molti altri segni fece Gesù al cospetto dei suoi discepoli,
    che non sono scritti in questo libro. Questi però sono stati scritti,
    perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché,
    credendo, abbiate vita nel suo nome.

    RispondiElimina
  2. L’autore dice che Gesù ha fatto molti altri segni, il che vuol
    dire che lui conosce gli altri Vangeli, altre tradizioni. Comunque, tra i
    tanti, ha scelto questi che ha scritto. E dirà dopo perché. E lo dice
    anzi subito. Ma perché li ha scritti? Noi attraverso questi segni
    abbiamo capito la gloria, voi non li potete vedere i segni, ve li
    racconto perché anche voi, attraverso il racconto, possiate entrare
    nella stessa gloria.
    E così anche voi possiate credere.
    Esce il “voi” dei lettori: cioè siamo noi; adesso si rivolge a noi
    l’evangelista. Lo scrittore non nomina se stesso, perché non è lui
    l’inventore dei fatti, i fatti non sono suoi, li ha visti, li ha sentiti
    raccontare, li ha sperimentati e nomina direttamente noi che
    leggiamo.
    Non sappiamo chi sono questi voi originari, se siano dei
    giudei, dei pagani o dei cristiani da confermare nella fede.
    Comunque chi scrive un libro, si indirizza a chi lo legge. E chiunque
    può leggerlo, una volta che il libro è licenziato. Quindi tra questi
    “voi” ci siamo noi.
    Perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Questo
    Cristo è addirittura il Figlio di Dio, quel Dio che nessuno ha mai visto,

    è Lui; quella carne me l’ha rivelato, me l’ha raccontato; attraverso il
    racconto anch’io conosco Dio e faccio esperienza di Lui. E quella
    carne è ormai il cielo aperto sulla terra, definitivamente, è la
    comunione tra cielo e terra. E credendo – questo è il fine della fede
    – abbiamo la vita. La vita è il desiderio. dell’uomo che muove ogni
    suo pensiero, ogni sua azione, ogni suo desiderio, Abbiamo la vita, la
    pienezza di vita, la vita stessa di Dio, appunto. Aderendo a Gesù il
    Figlio, il Verbo creatore del Padre che ha dato la vita per noi,
    abbiamo la vita stessa di Dio, che è amore più forte della morte, che
    è comunione eterna col Padre ed è una comunione progressiva con
    tutti i fratelli fino a quando ci sarà il Figlio totale che è l’umanità
    intera.
    E questa vita l’abbiamo nel suo nome. Lo ribadisce. Il nome è
    la persona. In questa persona concreta. La fede è l’amore per Gesù
    che lo fa vivere in te, come tu da sempre vivi in Lui, perché
    dall’eterno il Verbo ama ciascuno di noi.
    E così, per sé, Giovanni chiude il suo Vangelo. Poi c’è la
    post-fazione, l’epilogo dell’editore che è pure molto importante
    perché fa vedere come questo si trasmette a noi che siamo lettori.
    Lui è il primo redattore che ha letto il testo e poi aggiunge la sua
    esperienza. Per cui il testo si rivela un testo aperto. Ognuno poi
    scrive la sua esperienza in base a questo.

    RispondiElimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.