GESUITI - Giovanni giustifica perché ha scritto un Vangelo: proprio perché anche voi facciate questa stessa esperienza, perché noi ormai l’esperienza altrui la conosciamo attraverso il racconto dell’altro. E quando uno scrive una cosa è per comunicarci le sue stesse sensazioni perché noi le viviamo. Così l’esperienza di fede della prima comunità che ha visto la gloria, in realtà non ha visto la gloria, ha visto i segni, ha visto Gesù. La Maddalena pensava fosse il giardiniere, ha capito dopo nella voce, nel nome, nell’amore, che era il suo Signore. Così loro hanno visto dei segni e hanno capito la gloria. Così noi, oggi, leggendo il testo; il testo corrisponde ormai ai segni che Gesù ha fatto, perché appunto ci si raccontano gli stessi segni. Noi attraverso questa Parola che è come la carne di Gesù, la sua storia concreta, anche noi entriamo in comunione con quelli che hanno vissuto quella storia e possiamo vivere la stessa storia, cioè l’incontro con l’amore del Signore che è vivo, perché? Perché divento vivo io incontrandolo. Questo vuol dire incontrare il Risorto. Perché ho il suo stesso Spirito, la sua stessa vita, il suo stesso amore. Ecco allora che si giustifica il Vangelo e alla fine viene detto perché è stato scritto. E così anche noi comprendiamo, verso la fine, perché l’abbiamo letto. Poi ci sarà il capitolo 21 che lo ribadisce in altra forma. Ma qui l’autore finisce il libro e il capitolo successivo è un epilogo aggiunto dal redattore, che è pure importantissimo, perché il redattore è un po’ come noi, ha accolto la testimonianza del libro e lui non l’ha visto il Signore. Di certo, molti altri segni fece Gesù al cospetto dei suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro. Questi però sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate vita nel suo nome.
L’autore dice che Gesù ha fatto molti altri segni, il che vuol dire che lui conosce gli altri Vangeli, altre tradizioni. Comunque, tra i tanti, ha scelto questi che ha scritto. E dirà dopo perché. E lo dice anzi subito. Ma perché li ha scritti? Noi attraverso questi segni abbiamo capito la gloria, voi non li potete vedere i segni, ve li racconto perché anche voi, attraverso il racconto, possiate entrare nella stessa gloria. E così anche voi possiate credere. Esce il “voi” dei lettori: cioè siamo noi; adesso si rivolge a noi l’evangelista. Lo scrittore non nomina se stesso, perché non è lui l’inventore dei fatti, i fatti non sono suoi, li ha visti, li ha sentiti raccontare, li ha sperimentati e nomina direttamente noi che leggiamo. Non sappiamo chi sono questi voi originari, se siano dei giudei, dei pagani o dei cristiani da confermare nella fede. Comunque chi scrive un libro, si indirizza a chi lo legge. E chiunque può leggerlo, una volta che il libro è licenziato. Quindi tra questi “voi” ci siamo noi. Perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Questo Cristo è addirittura il Figlio di Dio, quel Dio che nessuno ha mai visto,
è Lui; quella carne me l’ha rivelato, me l’ha raccontato; attraverso il racconto anch’io conosco Dio e faccio esperienza di Lui. E quella carne è ormai il cielo aperto sulla terra, definitivamente, è la comunione tra cielo e terra. E credendo – questo è il fine della fede – abbiamo la vita. La vita è il desiderio. dell’uomo che muove ogni suo pensiero, ogni sua azione, ogni suo desiderio, Abbiamo la vita, la pienezza di vita, la vita stessa di Dio, appunto. Aderendo a Gesù il Figlio, il Verbo creatore del Padre che ha dato la vita per noi, abbiamo la vita stessa di Dio, che è amore più forte della morte, che è comunione eterna col Padre ed è una comunione progressiva con tutti i fratelli fino a quando ci sarà il Figlio totale che è l’umanità intera. E questa vita l’abbiamo nel suo nome. Lo ribadisce. Il nome è la persona. In questa persona concreta. La fede è l’amore per Gesù che lo fa vivere in te, come tu da sempre vivi in Lui, perché dall’eterno il Verbo ama ciascuno di noi. E così, per sé, Giovanni chiude il suo Vangelo. Poi c’è la post-fazione, l’epilogo dell’editore che è pure molto importante perché fa vedere come questo si trasmette a noi che siamo lettori. Lui è il primo redattore che ha letto il testo e poi aggiunge la sua esperienza. Per cui il testo si rivela un testo aperto. Ognuno poi scrive la sua esperienza in base a questo.
GESUITI - Giovanni giustifica perché ha scritto un
RispondiEliminaVangelo: proprio perché anche voi facciate questa stessa
esperienza, perché noi ormai l’esperienza altrui la conosciamo
attraverso il racconto dell’altro. E quando uno scrive una cosa è per
comunicarci le sue stesse sensazioni perché noi le viviamo. Così
l’esperienza di fede della prima comunità che ha visto la gloria, in
realtà non ha visto la gloria, ha visto i segni, ha visto Gesù. La
Maddalena pensava fosse il giardiniere, ha capito dopo nella voce,
nel nome, nell’amore, che era il suo Signore. Così loro hanno visto
dei segni e hanno capito la gloria. Così noi, oggi, leggendo il testo; il
testo corrisponde ormai ai segni che Gesù ha fatto, perché appunto
ci si raccontano gli stessi segni.
Noi attraverso questa Parola che è come la carne di Gesù, la
sua storia concreta, anche noi entriamo in comunione con quelli che
hanno vissuto quella storia e possiamo vivere la stessa storia, cioè
l’incontro con l’amore del Signore che è vivo, perché? Perché
divento vivo io incontrandolo. Questo vuol dire incontrare il Risorto.
Perché ho il suo stesso Spirito, la sua stessa vita, il suo stesso amore.
Ecco allora che si giustifica il Vangelo e alla fine viene detto
perché è stato scritto.
E così anche noi comprendiamo, verso la fine, perché
l’abbiamo letto.
Poi ci sarà il capitolo 21 che lo ribadisce in altra forma. Ma qui
l’autore finisce il libro e il capitolo successivo è un epilogo aggiunto
dal redattore, che è pure importantissimo, perché il redattore è un
po’ come noi, ha accolto la testimonianza del libro e lui non l’ha
visto il Signore.
Di certo, molti altri segni fece Gesù al cospetto dei suoi discepoli,
che non sono scritti in questo libro. Questi però sono stati scritti,
perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché,
credendo, abbiate vita nel suo nome.
L’autore dice che Gesù ha fatto molti altri segni, il che vuol
RispondiEliminadire che lui conosce gli altri Vangeli, altre tradizioni. Comunque, tra i
tanti, ha scelto questi che ha scritto. E dirà dopo perché. E lo dice
anzi subito. Ma perché li ha scritti? Noi attraverso questi segni
abbiamo capito la gloria, voi non li potete vedere i segni, ve li
racconto perché anche voi, attraverso il racconto, possiate entrare
nella stessa gloria.
E così anche voi possiate credere.
Esce il “voi” dei lettori: cioè siamo noi; adesso si rivolge a noi
l’evangelista. Lo scrittore non nomina se stesso, perché non è lui
l’inventore dei fatti, i fatti non sono suoi, li ha visti, li ha sentiti
raccontare, li ha sperimentati e nomina direttamente noi che
leggiamo.
Non sappiamo chi sono questi voi originari, se siano dei
giudei, dei pagani o dei cristiani da confermare nella fede.
Comunque chi scrive un libro, si indirizza a chi lo legge. E chiunque
può leggerlo, una volta che il libro è licenziato. Quindi tra questi
“voi” ci siamo noi.
Perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Questo
Cristo è addirittura il Figlio di Dio, quel Dio che nessuno ha mai visto,
è Lui; quella carne me l’ha rivelato, me l’ha raccontato; attraverso il
racconto anch’io conosco Dio e faccio esperienza di Lui. E quella
carne è ormai il cielo aperto sulla terra, definitivamente, è la
comunione tra cielo e terra. E credendo – questo è il fine della fede
– abbiamo la vita. La vita è il desiderio. dell’uomo che muove ogni
suo pensiero, ogni sua azione, ogni suo desiderio, Abbiamo la vita, la
pienezza di vita, la vita stessa di Dio, appunto. Aderendo a Gesù il
Figlio, il Verbo creatore del Padre che ha dato la vita per noi,
abbiamo la vita stessa di Dio, che è amore più forte della morte, che
è comunione eterna col Padre ed è una comunione progressiva con
tutti i fratelli fino a quando ci sarà il Figlio totale che è l’umanità
intera.
E questa vita l’abbiamo nel suo nome. Lo ribadisce. Il nome è
la persona. In questa persona concreta. La fede è l’amore per Gesù
che lo fa vivere in te, come tu da sempre vivi in Lui, perché
dall’eterno il Verbo ama ciascuno di noi.
E così, per sé, Giovanni chiude il suo Vangelo. Poi c’è la
post-fazione, l’epilogo dell’editore che è pure molto importante
perché fa vedere come questo si trasmette a noi che siamo lettori.
Lui è il primo redattore che ha letto il testo e poi aggiunge la sua
esperienza. Per cui il testo si rivela un testo aperto. Ognuno poi
scrive la sua esperienza in base a questo.