martedì 18 settembre 2012

"DOVE IO VADO" GV 13,36- 14,3


5 commenti:

  1. . FAUSTI – L'amore dal quale nulla ci può separare è quello che il Padre ci offre nel Figlio .
    Pietro, come non ha capito la lavanda dei piedi, così non ha capito il comando dell'amore, che dice da dove viene e dove va Gesù. Avendo però capito che se ne va, si sente solo e abbandonato. 
    Vuole stare con lui,ma non ha ancora compreso che, per aver “parte con lui”, deve lasciarsi lavare i piedi.Bisogna che Gesù sia elevato da terra, per attirare tutti a sé (12,32).
    Prima di vedere il compimento dell'amore sulla croce, l'uomo non è in grado di amare : non sa ancora come è amato. Pietro lo seguirà dopo la Sua resurrezione, quando avrà conosciuto il suo amore. Finora segue i suoi buoni propositi. 
    Pietro vuol fare per Gesù ciò che Gesù fa per lui: è generoso e vuole amarlo per primo. 
    Invece è Lui che per primo ci ama.
    Questo tentativo, tipicamente religioso, di “meritare” l'amore di Dio è il peccato del “giusto”, che va direttamente contro Dio, la cui essenza è amore gratuito. 
    Il nostro amore non sarà che risposta all'amore ricevuto. Diversamente è delirio di onnipotenza , proprio di chi vuol essere principio di se stesso e nega la sorgente che l'ha generato.
    La predizione del rinnegamento di Pietro è importante, solenne come quella del tradimento di Giuda.
    Nella nostra infedeltà comprendiamo la sua fedeltà . 
    Sappiamo di essere giustificati per grazia. Pietro capirà questo dopo aver rinnegato, allora saprà con certezza che nessuno può strapparlo dalla mano del Figlio che è la stessa del Padre. “Non sia turbato il vostro cuore” Così inizia il capitolo 14 che termina con “Non sia turbato il vostro cuore , né sia spaventato” (14,27). Gesù dà per scontato che i discepoli siano turbati e spaventati. Vuole tranquillizzarli e rassicurarli. Così ece anche Mosè prima di morire , con il popolo che aveva liberato dalla schiavitù. Gesù stesso ha provato turbamento davanti al sepolcro dell'amico Lazzaro, come pure davanti alla propria morte e al tradimento di Giuda.
    Il turbamento è tempo di prova, occasione di crescita nella fede, ma anche tentazione di caduta nella sfiducia.
    Il cuore dei discepoli, conteso da sentimenti opposti, sta diventando un cuore nuovo, della nuova alleanza, , capace di amare come è amato.
    ”Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza che il Signore oggi opera per voi!”(Es 14,13).
    La fede è il più grande ansiolitico, come la sfiducia è il più potente ansiogeno.
    Gesù pone sullo stesso piano la fede in Dio e la fede in lui : chi crede in Lui, crede in Colui che l'ha mandato. Lui e il Padre sono una cosa sola . Credere in Lui come figlio è credere in Dio come Padre.
    A ben guardare , ogni tentazione riguarda sempre la fede, unica forza per superare gli inevitabili turbamenti. “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la vostra forza”(Is 30,15). “Nella casa del Padre mio” Così Gesù aveva chiamato il Tempio, che identificò col Suo Corpo.
    La casa del Padre è il Figlio, in cui si adora Dio in Spirito e Verità.
    Gesù, come il santuario fatto da mani d'uomo, sarà distrutto, ma proprio così diventerà il nuovo e definitivo santuario. Nella casa del Padre, ossia nel Figlio, ci sono molte dimore: una per ogni fratello, nessuno escluso. A chiunque lo accoglie L'andarsene di Gesù ci apre la nostra dimora nella casa del Padre. Ci dona infatti il Suo stesso amore di Figlio. Per questo il Suo andarsene da noi è in realtà un venire pienamente incontro a noi. L'espressione “di nuovo vengo” non indica la Sua venuta alla fine dei tempi, ma la sua venuta imminente, quando tra poco, elevato da terra, attirerà tutti a sé.(12,32).
    Allora ci “riceverà” con sé.

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  2. precede commento-UNO DI VOI MI TRADIRA' GV 13,21-30

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  3. Letture del Giorno
    Prima Lettura

    Dal libro del profeta Isaìa
    Is 49,1-6

    Ascoltatemi, o isole,
    udite attentamente, nazioni lontane;
    il Signore dal seno materno mi ha chiamato,
    fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome.
    Ha reso la mia bocca come spada affilata,
    mi ha nascosto all'ombra della sua mano,
    mi ha reso freccia appuntita,
    mi ha riposto nella sua farètra.
    Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele,
    sul quale manifesterò la mia gloria».
    Io ho risposto: «Invano ho faticato,
    per nulla e invano ho consumato le mie forze.
    Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore,
    la mia ricompensa presso il mio Dio».
    Ora ha parlato il Signore,
    che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
    per ricondurre a lui Giacobbe
    e a lui riunire Israele
    - poiché ero stato onorato dal Signore
    e Dio era stato la mia forza -,
    e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
    per restaurare le tribù di Giacobbe
    e ricondurre i superstiti d'Israele.
    Io ti renderò luce delle nazioni,
    perché porti la mia salvezza
    fino all'estremità della terra».

    Salmo Responsoriale

    Dal Sal 70 (71)

    R. La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.
    Oppure:
    R. Proclamerò, Signore, la tua salvezza.

    In te, Signore, mi sono rifugiato,
    mai sarò deluso.
    Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
    tendi a me il tuo orecchio e salvami. R.

    Sii tu la mia roccia,
    una dimora sempre accessibile;
    hai deciso di darmi salvezza:
    davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!
    Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. R.

    Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
    la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
    Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
    dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. R.

    La mia bocca racconterà la tua giustizia,
    ogni giorno la tua salvezza,
    che io non so misurare.
    Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
    e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. R.

    Vangelo del Giorno

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  4. Dal Vangelo secondo Giovanni
    Gv 13,21-33.36-38

    In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
    I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
    Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
    Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
    Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».

    Le Parole dei Papi
    «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò» (Gv 13,26). Con questo gesto semplice e umile, Gesù porta avanti e a fondo il suo amore. Non perché ignori ciò che accade, ma proprio perché vede con chiarezza. Ha compreso che la libertà dell’altro, anche quando si smarrisce nel male, può ancora essere raggiunta dalla luce di un gesto mite. Perché sa che il vero perdono non aspetta il pentimento, ma si offre per primo, come dono gratuito, ancor prima di essere accolto. Giuda, purtroppo, non comprende. Dopo il boccone – dice il Vangelo – «Satana entrò in lui» (v. 27). Questo passaggio ci colpisce: come se il male, fino a quel momento nascosto, si manifestasse dopo che l’amore ha mostrato il suo volto più disarmato. E proprio per questo, fratelli e sorelle, quel boccone è la nostra salvezza: perché ci dice che Dio fa di tutto – proprio tutto – per raggiungerci, anche nell’ora in cui noi lo respingiamo. È qui che il perdono si rivela in tutta la sua potenza e manifesta il volto concreto della speranza. Non è dimenticanza, non è debolezza. È la capacità di lasciare libero l’altro, pur amandolo fino alla fine. L’amore di Gesù non nega la verità del dolore, ma non permette che il male sia l’ultima parola. Questo è il mistero che Gesù compie per noi, al quale anche noi, a volte, siamo chiamati a partecipare. (Leone XIV - Udienza generale, 20 agosto 2025)

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    Risposte
    1. L’Ultima Cena rappresenta il punto di arrivo di tutta la vita di Cristo. Non è soltanto anticipazione del suo sacrificio che si compirà sulla croce, ma anche sintesi di un’esistenza offerta per la salvezza dell’intera umanità. Pertanto, non basta affermare che nell’Eucaristia è presente Gesù, ma occorre vedere in essa la presenza di una vita donata e prendervi parte. Quando prendiamo e mangiamo quel Pane, noi veniamo associati alla vita di Gesù, entriamo in comunione con Lui, ci impegniamo a realizzare la comunione tra di noi, a trasformare la nostra vita in dono, soprattutto ai più poveri.
      ( Francesco Angelus, 7 giugno 2015)

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