sabato 21 luglio 2012

MISERA et MISERICORDIA GV 8 , 1 - 11


 

3 commenti:

  1. S. FAUSTI - Gesù, nell'ultima settimana a Gerusalemme, passa la notte fuori città, verso il monte degli Ulivi, per tornare il mattino ad insegnare nel tempio, dove il popolo accorre verso di lui. Non si dice cosa insegni .Ll'insegnamento è lui stesso , con ciò che è e ciò che fa. Infatti è lui "la Parola", il nuovo santuario, la presenza di Dio, di quel Dio che ora si rivela pienamente nel perdono
    .Gli uomini della legge interrogano Gesù non per sapere se sia favorevole alla lapidazione...Chiedono il suo parere per tendergli una trappola, come subito l'evangelista annota. La lapidazione è una forma di assassinio collettivo, del quale nessuno si sente responsabile. Essa esige l'unanimità della folla : tutti collaborano e sfogano la loro aggressività contro il trasgressore, per lo più presunto, che raffigura ciò che tutti travaglia e che si vuol levare di mezzo. Il risultato dell'eliminazione del malvagio, è quello di sentirsi uniti, rappacificati e ripuliti dal male, permettendo alla società di andare avanti : è l'effetto del capro espiatorio, che dev'essere. E' da notare che Gesù non scrive sulla sabbia, ma sulla pietra del lastricato ; la scena infatti si svolge nel tempio.
    Se non teniamo presente “il dito “ di Colui che scrive e non entriamo in comunione con lui, la stessa Scrittura diventa un feticcio che ci impedisce di entrare nel pensiero di Dio. La scrittura è l'autocomunicazione del Dio amante della vita, che non disprezza nessuna delle sue creature ; ha compassione di tutti e non guarda al peccato in vista del pentimento.
    I profeti hanno promesso che verranno giorni in cui Dio ci toglierà il cuore di pietra e ci darà un cuore di carne , inciderà la sua legge non con il dito sulla pietra, ma con lo Spirito sul nostro cuore, che finalmente sarà un cuore nuovo, capace di vivere in pienezza il dono di Dio (Ger.31 – Ez. 36). Il gesto di Gesù può alludere a questi testi , che si compiranno quando lui ci darà il suo Spirito.
    Proprio sulla croce, dove sarà 'scritto' il titolo della sua condanna – in ebraico, latino e greco (Gv 19,19) comprenderemo ciò che Gesù ora scrive . il Signore non condanna, ma giustifica e salva per grazia.
    Questo è il senso di tutta la Scrittura.  possibilmente un estraneo o un nemico, un diverso o uno sconfitto, che diventa ostia e vittima designata..La donna era stata posta nel mezzo dagli zelanti della legge che condanna. 
    Ora essa rimane sola con il solo Gesù, nel mezzo della sconfinata misericordia di Dio.
    Il peccato è il luogo dove si manifesta la sovrabbondanza della sua grazia.
    Dice Agostino : “Sono rimasti due : la misera e la misericordia” . Alla fine ciò che rimane di ogni uomo è l'incontro della propria miseria con la misericordia di Dio . Maggiore è l'abisso del peccato, maggiore è la l'amore che si riceve e la conoscenza di Dio e di sé che si ottiene. E maggiore sarà la capacità d'amare .
    Gesù, l'unico senza peccato, non se ne va. 
    Rimane con la peccatrice : è il Figlio misericordioso come il Padre.
    Le chiede se sia rimasto un giusto che possa condannarla. 
    Nessuno è rimasto che la possa condannare. 
    Uno però è rimasto : l'unico giusto, che la giustifica! Scomparsi i nemici, è rimasto colui che la ama di amore eterno (Ger 31,3), nel quale riconosce il suo Signore, perchè la perdona e la fa uscire dalla morte .Si stabilisce tra i due una nuova alleanza, scritta ormai non più sulla pietra, ma nel cuore.

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  2. Dal libro del profeta Daniele
    Dn 13,41c–62

    In quei giorni, la moltitudine condannò Susanna a morte.
    Allora Susanna ad alta voce esclamò: «Dio eterno, che conosci i segreti, che conosci le cose prima che accadano, tu lo sai che hanno deposto il falso contro di me! Io muoio innocente di quanto essi iniquamente hanno tramato contro di me». E il Signore ascoltò la sua voce.
    Mentre Susanna era condotta a morte, il Signore suscitò il santo spirito di un giovanetto, chiamato Daniele, il quale si mise a gridare: «Io sono innocente del sangue di lei!». Tutti si voltarono verso di lui dicendo: «Che cosa vuoi dire con queste tue parole?». Allora Daniele, stando in mezzo a loro, disse: «Siete così stolti, o figli d'Israele? Avete condannato a morte una figlia d'Israele senza indagare né appurare la verità! Tornate al tribunale, perché costoro hanno deposto il falso contro di lei».
    Il popolo tornò subito indietro e gli anziani dissero a Daniele: «Vieni, siedi in mezzo a noi e facci da maestro, poiché Dio ti ha concesso le prerogative dell'anzianità». Daniele esclamò: «Separàteli bene l'uno dall'altro e io li giudicherò».
    Separàti che furono, Daniele disse al primo: «O uomo invecchiato nel male! Ecco, i tuoi peccati commessi in passato vengono alla luce, quando davi sentenze ingiuste, opprimendo gli innocenti e assolvendo i malvagi, mentre il Signore ha detto: Non ucciderai il giusto e l'innocente. Ora, dunque, se tu hai visto costei, di': sotto quale albero tu li hai visti stare insieme?». Rispose: «Sotto un lentìsco». Disse Daniele: «In verità, la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Già l'angelo di Dio ha ricevuto da Dio la sentenza e ti squarcerà in due».
    Allontanato questi, fece venire l'altro e gli disse: «Stirpe di Canaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore! Così facevate con le donne d'Israele ed esse per paura si univano a voi. Ma una figlia di Giuda non ha potuto sopportare la vostra iniquità. Dimmi dunque, sotto quale albero li hai sorpresi insieme?». Rispose: «Sotto un léccio». Disse Daniele: «In verità anche la tua menzogna ti ricadrà sulla testa. Ecco, l'angelo di Dio ti aspetta con la spada in mano, per tagliarti in due e così farti morire».
    Allora tutta l'assemblea proruppe in grida di gioia e benedisse Dio, che salva coloro che sperano in lui. Poi, insorgendo contro i due anziani, ai quali Daniele aveva fatto confessare con la loro bocca di avere deposto il falso, fece loro subire la medesima pena che avevano tramato contro il prossimo e, applicando la legge di Mosè, li fece morire. In quel giorno fu salvato il sangue innocente.

    Parola di Dio.


    Salmo Responsoriale
    Dal Sal 22 (23)

    R. Con te, Signore, non temo alcun male.

    Il Signore è il mio pastore:
    non manco di nulla.
    Su pascoli erbosi mi fa riposare,
    ad acque tranquille mi conduce.
    Rinfranca l'anima mia. R.

    Mi guida per il giusto cammino
    a motivo del suo nome.
    Anche se vado per una valle oscura,
    non temo alcun male, perché tu sei con me.
    Il tuo bastone e il tuo vincastro
    mi danno sicurezza. R.

    Davanti a me tu prepari una mensa
    sotto gli occhi dei miei nemici.
    Ungi di olio il mio capo;
    il mio calice trabocca. R.

    Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
    tutti i giorni della mia vita,
    abiterò ancora nella casa del Signore
    per lunghi giorni. R.

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  3. Acclamazione al Vangelo
    Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

    Io non godo della morte del malvagio, dice il Signore,
    ma che si converta dalla sua malvagità e viva. (Ez 33,11)

    Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

    Vangelo
    Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei.
    Dal Vangelo secondo Giovanni
    Gv 8,1-11

    In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
    Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna a sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
    Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
    Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

    Parola del Signore.
    PAROLE DEL SANTO PADRE
    Questa scena invita anche ciascuno di noi a prendere coscienza che siamo peccatori, e a lasciar cadere dalle nostre mani le pietre della denigrazione e della condanna, del chiacchiericcio, che a volte vorremmo scagliare contro gli altri. Quando noi sparliamo degli altri, buttiamo delle pietre, siamo come questi.

    E alla fine rimangono solo Gesù e la donna, là in mezzo: «la misera e la misericordia», dice Sant’Agostino (In Joh 33,5). Gesù è l’unico senza colpa, l’unico che potrebbe scagliare la pietra contro di lei, ma non lo fa, perché Dio “non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva” (cfr Ez 33,11). E Gesù congeda la donna con queste parole stupende: «Va’ e d’ora in poi non peccare più» (v. 11). E così Gesù apre davanti a lei una strada nuova, creata dalla misericordia, una strada che richiede il suo impegno di non peccare più. […] Ogni vera conversione è protesa a un futuro nuovo, ad una vita nuova, una vita bella, una vita libera dal peccato, una vita generosa. Non abbiamo paura a chiedere perdono a Gesù perché Lui ci apre la porta a questa vita nuova. (Angelus, 7 aprile 2019)

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